Palco Numero Cinque

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DA BUDRIO E MOLINELLA SULLE TRACCE DEI CANTAUTORI EMILIANI

Se appoggi un dito in un punto qualsiasi di una cartina dell’Emilia Romagna probabilmente proprio in quel punto è nato un cantante. E non uno qualsiasi. Uno importante. Perché in Emilia Romagna la fama di un musicista è inversamente proporzionale alla grandezza del posto in cui è nato.

Paese Mio è un docufilm di Riccardo Marchesini che va alla scoperta di quei (tanti) paesi dell’Emilia Romagna in cui sono nati alcuni dei più famosi cantanti italiani.

L’Emilia Romagna, una mappa, un viaggio, un furgone, e poi canzoni, ricordi, aneddoti e incontri.
Ci accompagnano nel viaggio di Paese Mio i Palco Numero Cinque, giovane band della bassa bolognese che di musica e di vita provincia se ne intende parecchio (e che noi di Budrio conosciamo bene).

Il docufilm è prodotto  da Giostra film, realizzato in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission con il supporto di Eighteen sound, con il patrocinio di Cineteca di Bologna e Comune di Budrio e con la partecipazione di MEI – Meeting degli indipendenti

——> L’appuntamento è in Teatro Consorziale di Budrio, venerdì 21 novembre ore 21 (ingresso gratuito)

Ma i Palco Numero Cinque in questi mesi non hanno solo girato l’Emilia Romagna raccontandoci i suoi cantanti famosi
e composto la colonna sonora di Paese Mio: è infatti uscito da pochi giorni il loro album Carta straccia
(anche questo presentato live a Teatro il 21 novembre).


L’INTERVISTA
Ho fatto qualche domanda a Massimo Piazzese (che ringrazio), cantante dei Palco Numero Cinque

Come entrano i Palco Numero Cinque in “Paese Mio”?
L’esperienza di Paese Mio è nata per caso, grazie alla “soffiata” che due amici di Molinella ci avevano fatto appunto di questo bando della Giostra Film che ricercava una band tra i 20 e i 30 anni dell’Emilia Romagna e in particolare delle province, per essere diciamo i leitmotiv di tutto il documentario. Questa docu-fiction, che il regista Riccardo Marchesini preferisce chiamare documentario con trama, è il pretesto per una indagine che vuole capire o tentare di intuire perché dalle province emiliane siano usciti così tanti musicisti più o meno affermati andando a cercare le ragioni di questo successo musicale della regione proprio nei luoghi che hanno dato i natali a questo esercito della musica emiliano romagnola. Luoghi che il più delle volte sono il nido di poche anime e che spesso ospitano più fossati che persone. Sinceramente la cosa ci ha accattivato subito: siamo poi una band molto radicata nella provincia e ancor di più nei nostri comuni natali che ci hanno dato praticamente ogni anno, quando non ogni mese, la possibilità di suonare. Eravamo e siamo una band ancora ai primi passi del proprio percorso e quindi non avevamo e non abbiamo agenzie, tour manager o figure che si occupino dei nostri “ingaggi” e quindi tutto il “successo” (ovviamente virgolettato) che abbiamo riscontrato in questo nostro primo approccio ai palchi della zona è dovuto sicuramente ed esclusivamente alla gente di questi comuni, di questa provincia che vuoi direttamente o vuoi per il passaparola è stata la nostra vera impresaria di questi primi anni.

Dalle nostre parti siete una band di successo, conosciuta e radicata. Cosa vi ha dato questo viaggio in altri territori così simili ma anche diversi dal nostro?
Suonare in provincia per noi significa confrontarci direttamente con chi ci conosce, non con un pubblico anonimo ma coi ragazzi coi quali festeggiamo, lavoriamo, abbiamo studiato e questo è sicuramente un aspetto molto particolare perché le persone che vedi tutti i giorni sono le persone che non puoi deludere e sono quelle persone con le quali anche involontariamente si instaura col tempo una sorta di complicità data anche solo dal fatto di riconoscersi in un sorriso o in un saluto che ci si scambia praticamente con tutti in un paese, al di là delle conoscenze più o meno strette che si possono avere. In più alcune di quelle facce che ci guardano quando suoniamo alla festa di turno, sono le facce che hanno ispirato alcuni dei nostri testi, le persone con cui abbiamo potuto “filosofare a mezzanotte” per citare una frase di un nostro testo che ha preso sicuramente tanto da questa provincia, dalle sere d’estate passate sdraiati al parco a fantasticare spensierati assieme. Quindi come dicevo l’esperienza e l’opportunità di raccontare questi luoghi tanto specifici e diversi l’uno dall’altro ma tanto simili come background di esperienze comuni che regalano ai propri abitanti è stata sicuramente per noi un’occasione importante e interessante. Poi per non parlare del fascino del cinema che quando lo vivi (ovviamente con le dovute misure, non siamo certo a Hollywood) dall’interno si spalma e modella in forme nuove, più consapevoli, più meravigliate e anche un po’ più disilluse forse su certi aspetti puramente tecnici.

Sui palchi delle nostre feste sappiamo che siete molto a vostro a agio. Ma come vi siete trovati davanti alla cinepresa, in un set di un vero film?
Sicuramente quella relativa alle riprese è stata un’esperienza piacevole e divertente ma anche impegnativa tanto che alle volte per fare pochi minuti di film abbiamo impiegato una giornata intera (e non è un’esagerazione) o abbiamo dovuto sostenere uno sguardo “naturale” mentre uno specchio ci riversava in faccia così tanta luce da accecarci. Ma soprattutto è stata un’esperienza che ha tolto un po’ il mondo del cinema dal piedistallo e l’ha portato alla nostra portata, e quando dico nostra intendo alla portata di tutti. È un mondo fatto da registi e produzioni che devono stare mesi e mesi al telefono per organizzare tutto al meglio; un mondo di funzionari comunali e sindaci che si prodigano per darti gli spazi e i tempi necessari alle scene; è un mondo di tecnici della fotografia e del suono che stanno ore a inclinare specchi, settare microfoni, far spostare curiosi dallo sfondo; è un mondo di posti belli da guardare e impossibili da riprendere; è un mondo di improvvisazioni dove fino all’ultimo non sai esattamente cosa ti attenderà sul posto. Un film solo è un mondo intero di collaborazioni e lo stesso vale per le province che spesso sono rette da realtà comunitarie che collaborano tra di loro.

Debora Badiali

 

https://budriobenecomune.wordpress.com/2014/11/14/da-budrio-e-molinella-sulle-tracce-dei-cantautori-emiliani/