Palco Numero Cinque

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Carta Straccia su Rock it. La recensione di Libera Capozucca

L’ispirazione è voce divina, esattamente come il talento. Non sempre si muovono all’unisono, e quando accade si compie una magia. Ecco allora il graffio dell’artista che procede con gesto autorevole, compiacendosi dell’opera prodotta prima di misurarsi con il pubblico. I Palco numero cinque si muovono cautamente, non prendendosi troppo sul serio ma onorando una buona dose di ispirazione e talento, da sottoporre al giudizio del pubblico in questo strabordante disco d’esordio. Ci si muove dentro furori rock, ornati di passaggi da canzone d’autore con accenni lo-fi che rendono sporco un suono dissonante e torbido. La malinconia è vissuta in chiave elettronica e occhieggia alla maniera di Ivan Graziani, degli Afterhours, della PFM, ma con piglio personale.

“Carta straccia” vuole essere un lavoro introspettivo, intimo e plateale, in cui riversare inquietudini e riflessioni, stati d’animo e sentimenti in continuo movimento, colti anche nella  superficialità di chi vive le cose in maniera disordinata, imprecisa. “Il peso della follia”, “Punto di vista”, “L’infrarosso”, in equilibrio precario tra stabilità e vertigine, tra asprezza e melodia, tra elettronica e rock, conducono al centro del disco dove si muove una volontà di ricerca che non trova appagamento (“Il cerchio quadra”, “E mi sollevo”, “Ti ritroverai”). Per giungere all’epilogo in cui le identità si fanno molteplici e le verità sfaccettate e poliedriche come in “Narciso” e in “Sogni”.

Un percorso che con ispirazione e personalità rende conto che è preferibile fare ciò che viene naturale senza forzature, dimostrando di conoscere le proprie potenzialità e i propri punti di riferimento in maniera convincente. E se il pubblico non apprezzasse, almeno da non gettare via come “Carta straccia”.

 

http://www.rockit.it/recensione/26770/palconumerocinque-carta-straccia